giovedì, 28 settembre 2006

Si batteva per le donne, assassinata dai Taliban

A quasi cinque anni dalla fine ufficiale del loro regime in Afghanistan, i Taliban tornano a far sentire la loro voce sulla questione dei diritti femminili nel Paese. E' stata uccisa all'inizio di questa settimana Safiya Amajan, responsabile delle questioni femminili della provincia di Kandahar, nel sud dell'Afghanistan, la regione da dove "gli studenti di Dio" sono partiti alla conquista del Paese negli anni '90 e dalla quale stanno, negli ultimi mesi, lanciando una nuova offensiva. Safiya Amajan è stata colpita da colpi di pistola che le sono stati sparati addosso da uomini in motocicletta: è morta sul colpo.
Ex insegnante, dal 2002 Amajan era riuscita a coinvolgere in corsi d'istruzione e di formazione professionale decine di bambine, ragazze e donne. Aveva chiesto al governo di esser messa sotto protezione, ma nessuna risposta era arrivata. La sua morte è solo l'ultimo anello di una catena di omicidi che ha colpito decine di persone impegnate nel campo dei diritti in Afghanistan.

postato da: Aradia3000 alle ore 15:52 | Permalink | commenti (15)
categoria:diritti umani, donne che ci credono
sabato, 23 settembre 2006

Le quote rosa non sono una riserva per la tutela di soggetti svantaggiati, ma una norma antidiscriminatoria che garantisce le pari opportunità nell' accesso agli uffici pubblici e alle cariche elettive

In questi giorni, girovagando per i blog che frequento di solito, ho visto che si è tornato a parlare di quote rosa. Sicuramente, influisce il dibattito sul referendum per abolire la legge elettorale di Berlusconi, ma quello delle quote rose è un tema che ha dei tempi ciclici piuttosto regolari. Allora ho deciso di scrivere un post anch'io per esprimere la mia opinione.

Innanzitutto, voglio dire che mi ha molto colpito il favore degli uomini per le quote rosa (che bella sorpresa!) e l'interpretazione che molte donne ancora danno per questo provvedimento: una riserva per la tutela di soggetti svantaggiati (le quote-panda).
Anch'io, quand'ero giovane, interpretavo le quote in questo modo. Ma a distanza di tanti anni, mi rendo conto che quella posizione era dovuta ad idealismo giovanile. L'esperienza politica e lavorativa mi hanno insegnato che puoi essere intelligentissima, bravissima, preparatissima (e metteteci tutti gli -issima che volete), ma se non hai la possibilità di dimostrare le tue capacità o il tuo talento, puoi scordarti quel lavoro, quell'incarico....
Molte dicono di volercela fare da sole, di voler conquistare qualcosa con le proprie forze. E quale donna non vorrebbe questo? Soprattutto, se ha fatto un lungo percorso formativo con il suo bagaglio di sacrifici psicologici ed economici. Noi donne non chiediamo di meglio che la parità, anche nella valutazione delle nostre capacità.

Ma il nostro, è un Paese in cui la democrazia ha ragiunto un livello di maturità per cui tutti hanno le stesse possibilità di esprimere il proprio talento? Non mi pare. Siamo, invece, il Paese degli ordini professionali, delle rendite di posizione, delle rivolte di piazza se un ministro si permette di fare un decreto che liberalizza il mercato per renderlo più efficiente. In una situazione simile, che riflette un tipo di impostazione culturale di una Nazione, noi donne non possiamo sentirci soddisfatte per una parità formalmente garantita, ma sostanzialmente disattesa.

L'art. 51 della Costituzione afferma: "Tutti i cittadini dell'uno o dell'altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge. A tale fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini". Nonostante questa norma, la presenza femminile in Parlamento colloca l'Italia al 59° posto nella classifica mondiale stilata dall'Unione Inter-Parlamentare. Ci precedono Rwanda (1° posto), Cuba, Burundi, Honduras e Cina.

Allora, perché non approfittare del fondamento giuridico previsto dalla Costituzione, che riconosce la disparità di genere, per porre in essere uno strumento che favorisca la presenza femminile negli uffici pubblici e nelle cariche elettive? Io credo che le quote rosa possano essere un primo intervento correttivo di cui usufruire. E sbagliano le donne ad interpretarle come una forma di tutela per minoranze svantaggiate perché, invece, si tratta di una vera e propria norma antidiscriminatoria. Se ormai è acquisito il concetto per cui la società ha bisogno dei talenti e dei saperi femminili, allora l'ordinamento giuridico deve farsi carico di garantire le pari opportunità. Chi come me ha partecipato alla formazione delle liste elettoriali (sia pure a livello locale), ha potuto constatare con i propri occhi il patriarcato dei partiti politici. E allora ben vengano quote imposte per legge.
Un volta entrate nelle liste elettorali, le donne potranno dimostrare tutta la loro capacità e bravura per esser elette, come gli uomini.
Finché la parità formale e materiale non coincideranno, le quote rosa, intese come norma antidiscriminatoria, sono l'unica strada praticabile.

Altrimenti, visto il clima che si crea a poche ore dalla presentazione delle liste elettorali, in cui anche San Francesco diventa un agguerrito maschilista, a noi donne non ci resta che il più antico "fai da te": il metodo Gregoracci applicato al segretario di partito o al coordinatore di turno! E visto ciò che c'è in giro,.... donne, dotatevi di dosi massicce di maalox. Ci vuole uno stomaco....

postato da: Aradia3000 alle ore 20:15 | Permalink | commenti (42)
categoria:quote rosa
venerdì, 22 settembre 2006

L'altra metà delle cantine. Dal Piemonte alla Sicilia crescono le produttrici del vino. "Portiamo fantasia e creatività"

A volte basta un’etichetta. "La mia barbera d’Asti più apprezzata nel mondo è quella della Vespa: si vedono tre bimbe, io e le mie cugine, a bordo di uno scooter Anni Cinquanta", spiega Mariuccia Borio, che in questi giorni sta vendemmiando a Costigliole d’Asti. E’ la presidente dell’Associazione piemontese "Donne del vino". In Italia, il fenomeno è in crescita esponenziale. Sono migliaia le giovani che lavorano nel settore, nelle facoltà di viticoltura ed enologia la presenza di studentesse è decuplicata. "Una volta noi donne che ci occupavamo di vino eravamo un’eccezione, oggi rivendichiamo un ruolo paritario, ma niente quote rosa per carità, teniamo per noi fantasia e creatività", dice dalla Franciacorta Pia Berlucchi che presiede il movimento nazionale delle Donne del vino: 850 iscritte.

Dalla Toscana le fa eco Donatella Cinelli Colombini, che ha inventato il Movimento turismo del vino. La sua azienda a Montalcino, patria del Brunello, non per nulla si chiama "Casato Prime Donne". La Cinelli Colombini da "vignaiola" è diventata anche assessore al turismo del Comune di Siena e ha lasciato le redini dell’azienda alla figlia Violante. Non è l’unico caso di passaggio di attività enologica alle figlie. In Umbria la storica Lungarotti di Torgiano è ora nelle mani di Chiara. Stesso nome in Piemonte, ma il cognome è Soldati (pronipote dello scrittore Mario) e Chiara conduce l’azienda "La Scolca" a Gavi. Anche il marchese fiorentino Antinori ha dato da tempo spazio alle tre figlie e in Sardegna parla sempre più al femminile la storica azienda Argiolas.

"Hanno un marcia in più - ammette Bruno Ceretto da Alba, nome storico del Barolo, che con il fratello Marcello ha ritagliato uno spazio importante alle rispettive figlie Roberta e Lisa - Noi già vent’anni fa con il bianco Blangé ottenuto da uve Arneis avevamo capito che il vino stava diventando una questione anche femminile".

E c’è chi a poche colline di distanza si ritrova a sostenere un’eredità impegnativa: Maria Teresa Mascarello,una laurea nel cassetto, figlia di Bartolo, il patriarca del Barolo scomparso nel 2005: "Mio padre mi ha lasciato il rigore della tradizione da mantenere, ma anche il gusto di starmene in silenzio tra i filari ad ascoltare la vigna".

Discorso parallelo nel Roero, a Canale, dove lavora Ornella Costa, vedova di Matteo Coreggia, giovane leader dei vignaioli della zona, scomparso per un incidente nel 2001. "Ho vissuto questi cinque anni quasi in apnea. Quest’anno mio figlio Gianni si è iscritto alla scuola enologica. Poi forse toccherà a Brigitta che ha solo 12 anni. Adesso sto facendo le prove per decidere quando raccogliere barbere e nebbioli. Tutto dipende dalle mie decisioni, ma non ho più timori, mi sento più sicura. E’ la mia vita e non la cambio". L’ha pensata così tanti anni fa anche Anna Bologna che ha proseguito con successo a Rocchetta Tanaro l’opera di Giacomo Bologna, il più vulcanico testimonial della barbera.

Fonte: lastampa.it

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categoria:vendemmia, imprenditoria femminile
venerdì, 22 settembre 2006

Autunno
di Emily Dickinson

Sono più miti le mattine
E più scure diventano le noci
E le bacche hanno un viso più rotondo,
la rosa non è più nella città.

L'acero indossa una sciarpa più gaia,
E la campagna una gonna scarlatta.
Ed anch'io, per non essere antiquata,
Mi metterò un gioiello

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categoria:poesia, sentimenti, autunno
giovedì, 21 settembre 2006

In una ricerca fatta dall'Unione Interparlamentare sulla presenza delle donne nei Parlamenti nazionali, si scopre che l'Italia occupa solamente il 59° posto.
Il dato è sconfortante, ma ancora più sconfortante è leggere i nomi dei Paesi che ci precedono.

Non mi credi? allora clicca qui

postato da: Aradia3000 alle ore 16:22 | Permalink | commenti (2)
categoria:istituzioni pubbliche
giovedì, 21 settembre 2006

Dai giornali di oggi, apprendo che Anna Falchi, giurata del concorso di Miss Italia 2006, chiede alle concorrenti: "dimmi un titolo blue chips" o anche "quali azioni compreresti adesso". Pare che le miss ci siano rimaste male, anche se sono quasi tutte d’accordo nel dire che è lei la giurata che le ha colpite di più.

Ma perché fa ancora scalpore se le donne parlano di finanza?

E perché non c'è nessuna voce femminile sul caso Telecom, se non quella di Afef, moglie di Tronchetti Provera, che afferma di esser molto vicina al marito in questo momento così difficile per lui?

postato da: Aradia3000 alle ore 14:46 | Permalink | commenti (1)
categoria:finanza
domenica, 17 settembre 2006

La scorsa settimana si è chiusa la 63. Mostra d'Arte Cinamatografica di Venezia. Vorrei fare una riflessione sulle presenze femminili. A fronte di una cinquantina di autori che hanno concorso con altrettanti film, le registe sono state solo due: l'austriaca Barbara Albert in corsa per il Leone d'oro con Fallen e Giovanna Gagliardo nella sezione Orizzonti con Bellissime. Si arriva a tre grazie alle Giornate degli Autori dove Marina Spada, regista milanese, ha portato Come l'ombra. Intervistata da L'Unità, ha raccontato inoltre che, fino a qualche anno fa, le sue classi (insegna da molti anni nella Scuola di Cinema di Milano) erano per la maggioranza composte da ragazze, mentre ora ha solo una ragazza in una classe di ragazzi. E non è un problema di selezioni perché, già agli esami di ammissione, le ragazze sono pochissime!

Il fenomeno è allarmante perché se le donne non fanno più il cinema significa che perderemo la diversità e il loro punto di vista. Però, non mancano le giovani che, in TV, dichiarano di voler fare l'attrice...

Infine: in 63 anni, i Leoni d'oro alla carriera attribuiti a donne sono stati solo otto. Erano tutte grandi attrici e nessuna regista.

Le donne possono fare le attrici ma non le registe?

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categoria:cinema
venerdì, 15 settembre 2006

1912.
Nell’industria tessile di Lawrence, Massachussetts, scoppia uno sciopero durissimo e tragico che dura due mesi in conseguenza della decisione dell’azienda di ridurre i già magri salari, dopo che una legge dello Stato ha imposto una riduzione delle ore lavorative settimanali.
Sopra uno striscione delle operaie manifestanti si legge: “Vogliamo il pane, ma vogliamo anche le rose!”.
Vogliamo pane, cioè lavoro e salario, ma anche  rose, cioè diritti per l’infanzia,  tempo libero, dignità e rispetto. Perchè la dignità non si compra con il denaro ma si conquista anche rivendicando condizioni di lavoro migliori, esigendo rispetto e correttezza, assicurandosi la possibilità di un futuro.

E oggi?

A fronte delle innummerevoli conquiste, la partità effettiva sembra segnare il passo: a 60 anni dal voto alle donne, soltanto il 10% sono le donne elette in Parlamento; i “soffitti di vetro”  sono ancora lì, durissimi; la vita si è fatta più dura, tra precarizzazione del lavoro e nuovi oscurantismi, pane “a progetto” rose  ancora proibite, per le donne infertili, per le coppie di lesbiche, per le ragazze vittime della pressione che le vuole tutte letterine, disinibite sì, ma ancora un po’ oche come le loro nonne.

E allora, ecco perché questo blog si chiama  "Il pane e le rose ". 

Lo slogan è ancora valido. Credetemi! 

postato da: Aradia3000 alle ore 16:50 | Permalink | commenti (7)
categoria:il pane e le rose
venerdì, 15 settembre 2006

Questo blog rinasce dalle sue ceneri. E per questo ho lasciato la stessa grafica del precedente. Cambieranno però i contenuti. Non più un blog generico, ma specifico sul mondo delle donne. Perché questo restringimento di campo?  Perché la parità non è affatto raggiunta...... c'è ancora molta strada da fare, soprattutto da un punto di vista culturale.

postato da: Aradia3000 alle ore 15:31 | Permalink | commenti (2)
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