martedì, 30 gennaio 2007

Ieri
Il Presidente delle Repubblica, Giorgio Napolitano, interviene sul tema delle unioni di fatto, affermando che si arriverà al dialogo, "tenendo conto delle preoccupazioni espresse dal Pontefice e dalle alte gerarchie della Chiesa".

Oggi
La Cei replica a Giorgio Napolitano. "No a compromessi, legge superflua"
I vescovi ribadiscono il no a qualunque riconoscimento giuridico alle coppie di fatto

Romano Prodi: "Ascolterò la Chiesa, da sempre tengo conto dell'importanza del dialogo"
Anna Finocchiaro: "Se il governo non trova una sintesi, il Parlamento va avanti"

Anna Finocchiaro, sei mito! La tua, ci sembra la soluzione migliore, anche se ci permettiamo un suggerimento: andiamo avanti, ma anche oltre!

aggiornamento del 31 gennaio 2007 (da repubblica.it)

Via libera della Camera alla mozione dell'Ulivo sulle coppie di fatto. L'Aula di Montecitorio ha dapprima bocciato tutte le altre mozioni presentate (compresa quella dell'Udeur) e poi ha approvato quella avanzata dall'Ulivo, sottoscritta anche da Rifondazione, Verdi, Pdci e Italia dei valori, con 301 voti a favore, 266 contrari e 10 astenuti.

Il testo impegna il governo "in materia di politiche per la famiglia, ad attuare il programma dell'Unione" e "a presentare alla Camera dei deputati un disegno di legge entro il 15 febbraio 2007, sempre in attuazione del programma dell'Unione, sul tema del "riconoscimento giuridico di diritti, prerogative e facoltà alle persone che fanno parte delle unioni di fatto. Al fine di definire natura e qualità di un'unione di fatto, non è dirimente il genere dei conviventi, nè il loro orientamento sessuale. Va considerato piuttosto, quale criterio qualificante, il sistema di relazioni (sentimentali, assistenziali e di solidarietà), la loro stabilità e volontarietà".

 il testo approvato

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categoria:diritti civili, pacs, unioni di fatto
lunedì, 29 gennaio 2007

Le donne italiane vorrebbero una famiglia con almeno due figli ma, tra il desiderio di maternità e la realtà, c'è di mezzo il troppo lavoro e/o la mancanza di soldi.
Questo il quadro disarmante presentato nella seconda edizione della ricerca dell'Istat (Istituto Nazionale di Statistica) sul tema "maternità nel Bel Paese" relativa all'anno 2005.
La ricerca "Essere madri in Italia" è stata condotta su un campione di circa 50mila madri di bambini iscritti all'anagrafe per nascita nel 2003 (il 10% di tutte le madri del 2003). Le donne sono state intervistate a distanza di 18-21 mesi dalla nascita del figlio. Questo tempo è molto significativo poiché coincide, generalmente, con il lasso di tempo in cui matura la scelta di avere o meno un altro figlio o/e in cui emergono le problematiche relative alla conciliazione tra gli impegni lavorativi e quelli familiari.

6 donne su 10 vorrebbero due figli mentre 2 donne su 10 ne vorrebbero almeno 3. Di contro, però, dell'oltre mezzo milione di italiane che nel 2004 hanno avuto il primogenito, ben 4 su 10 hanno escluso l'opportunità di avere il secondo a causa delle scarse possibilità economiche nel 20% dei casi, a causa dell'età avanzata nel 14% e nel 9% perché troppo vincolate ai tempi stretti ed agli impegni lavorativi.

Lavoro o maternità? Questo il dilemma che continuerà ad affliggere la donna nel terzo millennio, anche perché, se la scelta alla fine bisogna farla, la si porta avanti a "proprio rischio e pericolo".
Nel 2003, il 63% delle neo-mamme aveva un posto di lavoro e "a causa" della gravidanza il 5,6% di loro è stata licenziata o comunque il contratto non è stato rinnovato, mentre il 12% è stata costretta, per motivi di conciliazione tra vita familiare e tempi di lavoro, a rinunciare "volontariamente" al proprio impiego e ad un proprio stipendio, ovviamente.

Testo integrale della ricerca

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categoria:maternitĂ , mercato del lavoro
sabato, 27 gennaio 2007

Questo pomeriggio, abbiamo partecipato ad una delle tante manifestazioni del 27 gennaio, Giornata della Memoria, durante la quale è stato proiettato il film "La Rosa Bianca", in cui si raccontano gli ultimi giorni di Sophie Scholl, una giovane donna della resistenza al nazismo.

Franz Joseph Müller ricorda che "la Gestapo torturò Sophie Scholl per quattro giorni, dal 18 al 21 febbraio 1943. Sophie Scholl era la persona più forte all'interno del gruppo della Rosa Rossa, la più determinata, la più sincera e la più attiva. […] Il cappellano del carcere che la vide poco prima dell'esecuzione testimonia che era senza paura, calma.

L'uomo della Gestapo che conduceva l'interrogatorio le chiese alla fine: "Signorina Scholl, non si rammarica, non trova spaventoso e non si sente colpevole di aver diffuso questi scritti e aiutato la Resistenza, mentre i nostri soldati combattevano a Stalingrado? Non prova dispiacere per questo?" Sophie rispose: "No, al contrario ! Credo di aver fatto la miglior cosa per il mio popolo e per tutti gli uomini. Non mi pento di nulla e mi assumo la pena!".

Il 22 febbraio 1943, furono processati e condannati a morte tre giovani del gruppo di resistenza tedesco la "Rosa Bianca".
Sophie Scholl, Hans Scholl e Christoph Probst vennero decapitati nello stesso giorno dopo solo qualche ora dalla sentenza.
La loro colpa era di aver scritto e distribuito sei volantini antinazisti.
Al di là del valore pratico della resistenza messa in atto dai ragazzi della "Rosa Bianca", ciò che va sottolineato è il valore etico della loro azione. La resistenza che questi giovani cercavano di suscitare nel popolo tedesco era una forma di non violenza: la disobbedienza.

La pericolosità dell'atto di dissenso per un regime totalitario e oppressivo rappresenta il maggior pericolo. Non è la violenza che può spaventare i teorici dell'oppressione ma il pensiero che, finalmente libero, fa della disobbedienza arma di libertà.

Ricordi della "Rosa Bianca"
Il contesto politico
Le origini della "Rosa Bianca"
La formazione culturale e gli incontri
I volantini: le "Foglie della Rosa Bianca"
L'esperienza del fronte orientale
Le dimostrazioni e gli ultimi volantini
I processi contro la "Rosa Bianca"

I volantini della "Rosa Bianca"
Il primo volantino
Il secondo volantino
Il terzo volantino
Il quarto volantino
Il quinto volantino
Il sesto volantino

I processi contro la "Rosa Bianca"
La repressione contro la "Rosa Bianca"
Estratto dalla sentenza del primo processo
Estratto dalla sentenza del secondo processo

Biogafie degli aderenti alla "Rosa Bianca"
Hans Scholl
Sophie Scholl

Christoph Probst

Alexander Schmorell
Willi Graf
Kurt Huber
George j. Wittenstein
Hans Leipelt

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categoria:rosa bianca, donne che ci credono
venerdì, 26 gennaio 2007
Oggi e domani, le streghe che animano questo blog sono a Bologna per la Conferenza Nazionale delle Donne Ds
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categoria:politica delle donne
martedì, 23 gennaio 2007

Sorgono allora delle domande: perché dobbiamo ricordare?
E che cosa bisogna ricordare?
Bisogna ricordare il Male nelle sue estreme efferatezze e conoscerlo bene anche quando si presenta in forme apparentemente innocue: quando si pensa che uno straniero, o un diverso da noi, è un Nemico si pongono le premesse di una catena al cui termine, scrive Levi, c'è il Lager, il campo di sterminio.

Vittorio Foa
dall'introduzione di "Se questo è un uomo"

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categoria:giorno della memoria
sabato, 20 gennaio 2007

Hillary Clinton ha deciso. La senatrice democratica moglie dell'ex presidente Bill Clinton, si candiderà alle elezioni presidenziali Usa del 2008. "Ci sono anch'io e voglio vincere", ha spiegato in un VIDEO diffuso dal suo sito internet. "'Dopo sei anni di fallimenti dell'amministrazione Bush, solo un nuovo presidente può riguadagnare la posizione dell'America come leader rispettato nel mondo" ha detto la senatrice democratica.

In bocca al lupo, senatrice! Oltre Ségolène, seguiremo anche la tua campagna elettorale!

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categoria:donne che ci credono, presidenziali usa
sabato, 20 gennaio 2007

Già chiesto un incontro al ministro degli Interni, John Reid. Helen Duncan nel 1944 venne incarcerata per nove mesi. Ora la nipote chiede al governo che sia cancellata ogni sua «colpa» 
 
LONDRA (Gran Bretagna) - Nel 1944 la medium britannica Helen Duncan venne incarcerata dalle autorità per nove mesi con l’accusa di «fingere di essere una strega» e mettere in pericolo la sicurezza nazionale: era stata l’ultima persona a essere condannata in Gran Bretagna in base alla legge contro la stregoneria approvata nel 1735 e la nipote Mary Martin ne ha chiesto il perdono. La legge venne infatti abolita nel 1951 ma la condanna di Duncan non venne annullata: «Avevo solo undici anni quando hanno iniziato a dirmi "sei nipote di una strega", ma era solo una donna che aveva un dono e che non ha mai messo in pericolo nessuno», ha spiegato la 72enne Martin, che ha chiesto un incontro con il Ministro degli Interni John Reid.

CLIENTI ILLUSTRI - Duncan era una medium molto conosciuta che vantava fra i propri clienti anche re Giorgio VI e Winston Churchill: i primi problemi sorsero nel 1941, quando comunicò ai genitori di un marinaio scomparso che il figlio era morto nell’affondamento della Hms Barham, nave di cui non era però stata resa ufficialmente nota la perdita. Con l’avvicinarsi dello sbarco in Normandia (che prevedeva complicati piani di controinformazione per confondere i servizi tedeschi) le autorità divennero ossessionate dalla possibilità di una fuga di notizie e Duncan venne arrestata a Portsmouth nel bel mezzo di una seduta spiritica.

CACCIA ALLE STREGHE - La questione della stregoneria era già stata sollevata più volte in passato: nel 2001 vennero perdonate le 20 donne bruciate sul rogo nel 1692 a Salem (allora colonia britannica); nel 2004 il barone di Prestoungrange usò le leggi feudali ancora in vigore a Prestonpans (località nella quale morì la Duncan) per perdonare d’autorità 81 «streghe» condannate nelle sue terre dal lontano 1604: Duncan non potè però beneficiare dell’amnistia baronale perché condannata fuori dal feudo e in base alla moderna giurisprudenza.

Fonte: corriere.it 


  Per approfondire

La caccia alle streghe: il massacro delle donne

  • 1.1 Le streghe nell'immaginario popolare
  • 1.2 La persecuzione delle streghe
  • 1.3 La stregoneria come reato
  • 1.4 L'entità della persecuzione
  • 1.5 Lo studio delle cause 
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    categoria:diritti umani
    venerdì, 19 gennaio 2007

    Siamo donne dirigenti dei Ds e sentiamo il dovere di offrire riflessioni e proposte in vista della Conferenza nazionale delle donne, di cui peraltro non abbiamo condiviso un percorso reso debole dalla assenza di un confronto democratico diffuso su politica, programmi e ipotesi organizzative. Il buon esito di tante conferenze regionali ha in parte posto rimedio alla carenza di una sintesi, tuttavia mancano pochi giorni alla Conferenza nazionale, e non c'è ancora una piattaforma politica.

    A ridosso del Congresso, questo per noi disvela una crisi di funzione politica. Chi passerà il testimone e a chi?

    Nel Pci, poi nel Pds e nei Ds, la politica femminile è sempre stata grande politica, giacimento di alte sfide morali e intellettuali, scandaglio della società italiana, del suo evolversi, delle sue contraddizioni e dei suoi passi in avanti. La grande contaminazione tra «emancipazione» e «femminismo» ha fatto raggiungere alle donne e a tutta la società italiana alti traguardi di modernità. La nostra è storia di conquiste dunque, di affermazione della cultura di genere, di autorevolezza faticosamente guadagnata nella società e nel mondo della politica.

    Oggi guardiamo a noi stesse e alle altre donne come protagoniste di una nuova concezione della società. È l'Europa a raccontarci come lo sviluppo si produca soprattutto nei luoghi aperti alle differenze, in quelle comunità che hanno il coraggio di investire sulla piena realizzazione dei soggetti che le compongono, a partire da quelli diversi, per genere e orientamento sessuale.
    Ecco perché noi riteniamo che la funzione politica delle Democratiche di sinistra si debba misurare con valori, culture, gerarchie sociali, rapporti di forza e che la Conferenza possa essere l'occasione, da non sprecare, per cominciare ad affrontare i nodi che riguardano una nostra innovazione di cultura politica a partire dalla risposta ad alcune domande:

    1. La sintesi fra «emancipazionismo» e «cultura della differenza» è ancora l'orizzonte culturale di lungo periodo (come noi crediamo) o si fa avanti un tranquillo «assimilazionismo» che scansa da sé la contraddizione di sesso?

    2. Sta cambiando la cultura patriarcale nel nostro paese?

    3. Sul corpo delle donne si gioca ancora parte consistente della laicità. L'autodeterminazione (in ultima istanza) della donna sulla maternità, sulla propria sessualità, è compatibile con la controffensiva sui temi della vita, della sua indisponibilità ad ogni stadio?

    4. Nella «mediazione politica» sempre più necessaria sui problemi «eticamente sensibili», l'autodeterminazione femminile entra o no nel comporre la proposta politica di sintesi? È un vincolo fecondo, perché riflette la vita e la libertà di milioni di cittadine, o è un fardello?

    5. Il riconoscimento ai diffusi talenti femminili, d'obbligo ormai tra sociologi, politici,giornalisti d'ogni specie, come si concretizza, in un programma di breve-medio termine, per le donne e le ragazze italiane?

    6. Stiamo diventando invisibili perché troppo «eguali»?

    7. Il riequilibrio della rappresentanza nelle istituzioni avrà tempi «italici» o tempi «europei»?

    8. L'Agenda delle donne nel futuro Partito Democratico, prospettiva che pure alcune di noi non condividono, sarà solo la mediazione tra il pensiero e la pratica del femminismo, della sinistra, del pensiero dei cattolici così come sono stati, o si potrà osare una ricerca culturale nuova?

    9. Ha senso parlare delle donne come «soggetto politico nella società degli individui»? Se sì, come noi ancora pensiamo, il problema va assolutamente tematizzato. Il soggetto politico nasce dalla selezione della funzione, da una vasta riflessione sulla crisi e sulla forma della politica.

    10. Basta la leva del governo per riformare la società italiana o anche per le donne non si pone il problema di come si organizzano le soggettività interessate al cambiamento? Di come si riforma la politica e le sue sedi di partecipazione?

    Vogliamo ringraziare il Presidente Giorgio Napolitano, per avere così efficacemente esemplificato squarci di vita femminile nel suo discorso di fine anno. Non ci sono - per noi donne - «terre di mezzo». O si fa «grande politica» o non si fa nulla.

    Temiamo tuttavia, e vorremmo combatterla, il profilarsi di una crisi irreparabile di funzione della politica. Nel decomporsi della classica forma-partito e delle modalità di partecipazione e rappresentanza ad essa connessa, la politica di genere per il governo del Paese ha bisogno di una nuova «Carta delle donne», di un nuovo patto con le donne italiane e di leadership adeguate. O semplicemente non sarà. Per questo preferiamo pensare, per le nostre difficoltà attuali, ad una crisi di crescita.

    Katia Zanotti, Paola Concia, Cecilia D'Elia, Annamaria Carloni, Franca Chiaromonte, Fulvia Bandoli

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    categoria:politica delle donne
    mercoledì, 17 gennaio 2007

    Anche il pane e le rose riprende il post pubblicato da Pennarossa come risposta a tutti coloro che sono contrari ai PACS. Ecco che cosa accade in assenza di una legislazione in materia

    Nemmeno il dolore

    "Non è nella lista" è la frase che Adele Parrillo si è sentita ripetere in tante occasioni da molti funzionari dello Stato. Invisibile, inesistente, senza identità: questa la condizione che Adele è stata costretta a subire a causa delle leggi italiane.

    Adele Parrillo era la compagna di Stefano Rolla, il regista morto nell’attentato di Nassiriya il 12 novembre 2003 ed è diventata, suo malgrado, simbolo della lotta per i PACS dopo l’esclusione dalle commemorazioni ufficiali della strage in quanto non sposata.

    Scrive Adele Parrillo nel suo libro:
    (….) Eppure, pensavo quella sera e avrei pensato nei giorni a venire, tutti quelli che avevo intorno in qualche modo sapevano chi fossi, sapevano quale era il mio nome. Semplicemente non lo dichiaravano, affinché io fossi come morta. "Ma perché?" mi chiedevo io. Perché la mia identità non era solo nelle mie mani, nel mio cuore, nella mia mente e nella voce di Stefano quando chiamava il mio nome urlando. La mia identità era nelle mani degli altri, sono gli altri che ci fanno esistere guardandoci, nominandoci, scegliendoci anche solo accidentalmente, facendo scorrere il dito su una lista dove è stato scritto il nostro nome.

    postato da: mari06 alle ore 22:40 | Permalink | commenti (13)
    categoria:pacs
    martedì, 16 gennaio 2007

    Si è concluso al tribunale militare di La Spezia il primo vero processo per una delle azioni più efferate delle SS in Italia: oltre 1.800 morti 

    Il primo vero processo per la strage nazista di Marzabotto si è concluso, 62 anni dopo l'efferata azione delle SS in cui morirono 1.836 persone, tra cui anche donne e bambini. Il tribunale militare di La Spezia ha condannato all'ergastolo dieci dei diciassette imputati, tutti contumaci. Gli altri sono stati assolti per non aver commesso il fatto. Si tratta della prima sentenza di condanna per la strage compiuta nel 1944, se si esclude l'ergastolo dato al maggiore Walter Reder nel 1951, poi graziato su intercessione dell'Austria e morto nel suo Paese.

    Il processo, il quinto sulle stragi nazifasciste dopo quello relativo a Certosa di Farneta, Sant'Anna di Stazzema, Branzolino San Tomè e Falzano di Cortona, si è celebrato a tredici anni di distanza dalla scoperta a Roma dell'armadio della vergogna, dove vennero occultati per cinquant'anni 273 fascicoli relativi alle stragi nazifasciste perpetrate in Italia nel '43 e '44. Su almeno una trentina di questi documenti ha lavorato per anni la procura militare spezzina, con grandi difficoltà dovute alla distanza temporale dai fatti oggetto delle indagini. Nel corso delle udienze sono stati ascoltati una cinquantina di testimoni italiani, mentre non si è presentato alcun teste tedesco.

      per approfondire

    postato da: terenzia alle ore 16:20 | Permalink | commenti (5)
    categoria:vergogne italiane
    giovedì, 11 gennaio 2007

    La strage di Ustica si chiude senza nessun colpevole con l'assoluzione definitiva e con formula piena per i generali Lamberto Bertolucci e Franco Ferri, processati per alto tradimento nell'ambito del disastro avvenuto il 27 giugno del 1980 che costò la vita a 81 persone. È il risultato della decisione della prima sezione penale della Cassazione che ha dichiarato inammissibile il ricorso della Procura generale, rigettando anche il ricorso presentato dal governo. Con la bocciatura dei ricorsi, dunque, dopo 27 anni si chiude il processo penale della strage e si toglie la possibilità ai familiari delle vittime di poter chiedere, in sede civile, il risarcimento dei danni morali.

    Vergogna!

    postato da: Aradia3000 alle ore 10:00 | Permalink | commenti (14)
    categoria:vergogne italiane
    domenica, 07 gennaio 2007

    E' iniziato il primo gennaio 2007 l'Anno europeo delle pari opportunità, un anno dedicato alla lotta contro le discriminazioni basate sul genere, sulla razza, sull'origine etnica, sulla religione, sulla diversità di opinione, sulla disabilità, sull'età, sugli orientamenti sessuali.

    Quattro saranno i temi principali del 2007: i diritti, la rappresentanza, il riconoscimento, il rispetto.

    L'iniziativa, promossa dal Consiglio e dal Parlamento europeo, è tesa a rendere tutti i cittadini più consapevoli del proprio "diritto di godere di un uguale trattamento e di vivere una vita libera da qualsiasi discriminazione". 

    postato da: Aradia3000 alle ore 13:59 | Permalink | commenti (39)
    categoria:pari opportunitĂ 
    mercoledì, 03 gennaio 2007

    A chi vorreste far arrivare un bel po' di carbone?

    Siccome sono in buoni rapporti con la Befana, mia collega ed amica, ci metto una buona parola

    postato da: Aradia3000 alle ore 15:51 | Permalink | commenti (30)
    categoria:festivitĂ 
    mercoledì, 03 gennaio 2007

    Depositata ufficialmente dal governo una moratoria per la pena capitale

    Il governo italiano ha chiesto al presidente di turno del Consiglio di sicurezza dell'Onu, il russo Vitaly Churkin, che l'Assemblea generale delle Nazioni Unite riprenda in esame il tema della moratoria universale della pena di morte sulla base di un documento presentato lo scorso dicembre dalla stessa Assemblea generale.

    Bella iniziativa! Dopo le reazioni emotive scaturite dalla morte di Saddam, finalmente un'azione politica seria e significativa. Questa è la strada che condivido. Gli slogan non servono! Il comune sentire che fa rifiutare la pena di morte deve esser codificato. Altrimenti, non scandalizziamoci se un popolo impicca il dittatore deposto. Quello che alcuni definiscono vendetta, per altri è giustizia!

    Il passo successivo dovrà essere la codificazione di un tribunale internazionale chiamato a giudicare i crimini contro l'umanità, come prassi ordinaria perché chi si è macchiato di questi crimini deve risponderne di fronte all'interna Comunità internazionale.

    postato da: Aradia3000 alle ore 00:23 | Permalink | commenti (4)
    categoria:pena di morte