Il PD è ufficialmente nato ed ha pure un segretario.
Mi congratulo, con sorriso beffardo, con la casta che è riuscita in quest'impresa. Mi congratulo, invece, in modo sincero, con i 3 milioni e passa di cittadini che non hanno rinunciato all'esercizio di un atto di democrazia, seppur parziale, visto com'è andata la gestione delle liste. Diciamo che è stato un inizio e speriamo che, in futuro, il Paese possa godere di vere primarie.
Ho seguito tutti i Tg e tutti gli "speciali televisivi" che si sono occupati di queste primarie. L'impressione che ho ricavato, soprattutto dalle interviste, è che i 3 milioni e passa di cittadini che hanno votato ieri consegnano al nuovo partito la speranza di un cambiamento, senza però evidenziare l'entusiasmo di due anni fa (però, ho tratto quest'impressione da interviste televisive che non rappresentano, di certo, un campione statistico! la realtà potrebbe, invece, essere diversa)
Come al solito, però, quello che emerge è che gli italiani si dimostrano molto più reponsabili della propria classe dirigente (e mi fa molto piacere!): seppur con mille dubbi, non hanno rinunciato a sostenere il nuovo progetto politico.
Per quanto mi riguarda, resto nella convinzione che la scelta dei Ds di liquidare il partito per costruire il PD sia stata dettata dalla necessità di tagliare, definitivamente, i legami con il proprio passato comunista per aumentare le opportunità di governabilità, pagando però un prezzo altissimo in termini di accettazzione della trattativa su temi come la laicità e l'etica e la rinuncia a rappresentare le istanze dei ceti meno abbienti e del lavoro precario.
E' stata fatta una scelta (legittima) di campo. Ora, però, tocca agli altri, alle forze rosso-verdi, riorganizzarsi per dar vita ad un grande movimento unitario, in grado di farsi carico dei problemi e delle istanse sociali dei "poveracci".
In passato, avevamo messo in soffitta Marx, Lenin e Gramsci. Ieri, abbiamo pulito la soffitta e buttato tutto il suo polveroso contenuto. Ma siamo proprio sicuri che quelle idee erano da buttare? E' questo dubbio che mi ha portato a non far parte di quel percorso e a non votare ieri.
Buona fortuna, cari compagni ex diessini (come vi chiamerete nel nuovo partito? amici?). Le nostre strade si sono divise. D'altronde era un processo che, prima o poi, si sarebbe verificato. Dopo tanti anni di convivenza burrascosa nello stesso partito (ben descritto nel film "C'eravamo tanto amati di Ettore Scola del 1974), l'anima riformatriche e quella proletaria, si sono finalmente divise. Per anni, abbiamo vissuto nella paura che ciò accadesse. Dopo il voto del 14 ottobre, penso, invece, che sia un fatto salutare. Potremmo, forse, cominciare a parlare di governabilità.
Almeno lo spero...