Per l'omicidio di Barbara Cicioni, la donna all'ottavo mese di gravidanza, uccisa nella sua casa in provincia di Perugia, è stato arrestato il marito.
La magistratura gli contesta anche i reati di maltrattamenti con violenze fisiche e morali nei confronti della moglie e dei figli di otto e quattro anni.
Al momento dell'arresto, mentre l'uomo veniva accompagnato in carcere, una piccola folla, riunita davanti alla caserma dei carabinieri, ha inveito contro di lui, invocando la pena di morte.
Mi chiedo: dov'erano questi zelanti cittadini quando Barbara veniva picchiata? Eppure, dalla cronaca riportata dai giornali, più volte questa donna ha chiesto soccorso. Tutti sapevano... E la famiglia di Barbara? Parenti e amici più vicini, ora fanno il mea culpa. Ma perché nessuno ha sottratto questa donna e i suoi cuccioli al suo inferno quotidiano? E la scuola? Possibile che i due bambini non mostravano alcun segno psicologico di queste violenze?
Ah, che belle famiglie! Eppure questi inferni non sono poi così tanto isolati. Spesso i giornali riportano (purtroppo, in cronaca nera) episodi di questo genere.
C'è un silenzio assordante da parte dei retorici della famiglia. Ma dove siete finiti? Per voi, la famiglia è sempre il focolare domestico degli affetti, e vi dimenticate che, invece, è spesso il luogo delle violenze quotidiane.
A proposito, il marito voleva far abortire Barbara. Lei non ha voluto e ha portato la gravidanza fino in fondo. Dove sono gli antiabortisti?
Meditate gente, meditate....
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