mercoledì, 30 maggio 2007

Per l'omicidio di Barbara Cicioni, la donna all'ottavo mese di gravidanza, uccisa nella sua casa in provincia di Perugia, è stato arrestato il marito.
La magistratura gli contesta anche i reati di maltrattamenti con violenze fisiche e morali nei confronti della moglie e dei figli di otto e quattro anni.
Al momento dell'arresto, mentre l'uomo veniva accompagnato in carcere, una piccola folla, riunita davanti alla caserma dei carabinieri, ha inveito contro di lui, invocando la pena di morte.

Mi chiedo: dov'erano questi zelanti cittadini quando Barbara veniva picchiata? Eppure, dalla cronaca riportata dai giornali, più volte questa donna ha chiesto soccorso. Tutti sapevano... E la famiglia di Barbara? Parenti  e amici più vicini, ora fanno il mea culpa. Ma perché nessuno ha sottratto questa donna e i suoi cuccioli al suo inferno quotidiano? E la scuola? Possibile che i due bambini non mostravano alcun segno psicologico di queste violenze?

Ah, che belle famiglie! Eppure questi inferni non sono poi così tanto isolati. Spesso i giornali riportano (purtroppo, in cronaca nera) episodi di questo genere.

C'è un silenzio assordante da parte dei retorici della famiglia. Ma dove siete finiti? Per voi, la famiglia è sempre il focolare domestico degli affetti, e vi dimenticate che, invece, è spesso il luogo delle violenze quotidiane.

A proposito, il marito voleva far abortire Barbara. Lei non ha voluto e ha portato la gravidanza fino in fondo. Dove sono gli antiabortisti?

Meditate gente, meditate....

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categoria:infanzia, violenza, maternitĂ 
mercoledì, 23 maggio 2007

Da un'indagine del Ministero del Lavoro, anticipata dal quotidiano Il Messaggero del 21 maggio 2007

"In provincia di Torino 3 donne al giorno rassegnano le dimissioni dopo la maternità"
"Se le lavoratrici fanno causa e vincono, si ritrovano a vivere una situazuione infernale, a subire vendette ed esclusioni. E così tante volte sono costrette ad accettare i soldi e a lasciare"
(Alida Valli, consigliera di parità della Regione Piemonte)

"Segretarie considerate bravissime e premiate, al ritorno dalla maternità vengono messse da parte e licenziate alla prima occasione con la scusa della riduzione del personale"
(Luisa Marilotti, consigliera di parità della Regione Sardegna)

"In Basilicata negli ultimi 5 anni è piu' che raddoppiato il numero delle donne che abbandonano il lavoro dopo esser diventate mamme"
(Raffaella Ferro, consigliera di parità della Regione Basilicata)

Che cosa hanno da dire, i politici che in questi ultimi tempi si riempiono la bocca con la retorica sulla famiglia?!

Per leggere l'articolo per intero, clicca qui

sabato, 31 marzo 2007

"La proprietaria mi ha urlato che non permette queste cose".

Il fatto è, di per sé, assurdo. Quello che dispiace è che l'atto incivile sia stato commesso da un donna. Quanta invidia sotto il cielo di Roma!!

ROMA — «Ho fatto appena in tempo a dirle che una cosa così assurda non mi era mai capitata, che nessuno prima mi aveva mai trattata in quel modo. Poi ho pagato il conto e sono andata via, indignata »: così Silvia Pepoli, giovane mamma di 32 anni, racconta la sua disavventura in un bar-sala da tè di Roma, nei pressi del mercato Trionfale, dov’era andata a fare la spesa con sua madre e il figlioletto di cinque mesi (segue)

Fonte: repubblica.it

postato da: Aradia3000 alle ore 11:45 | Permalink | commenti
categoria:sentimenti, infanzia, maternitĂ , modelli femminili
lunedì, 29 gennaio 2007

Le donne italiane vorrebbero una famiglia con almeno due figli ma, tra il desiderio di maternità e la realtà, c'è di mezzo il troppo lavoro e/o la mancanza di soldi.
Questo il quadro disarmante presentato nella seconda edizione della ricerca dell'Istat (Istituto Nazionale di Statistica) sul tema "maternità nel Bel Paese" relativa all'anno 2005.
La ricerca "Essere madri in Italia" è stata condotta su un campione di circa 50mila madri di bambini iscritti all'anagrafe per nascita nel 2003 (il 10% di tutte le madri del 2003). Le donne sono state intervistate a distanza di 18-21 mesi dalla nascita del figlio. Questo tempo è molto significativo poiché coincide, generalmente, con il lasso di tempo in cui matura la scelta di avere o meno un altro figlio o/e in cui emergono le problematiche relative alla conciliazione tra gli impegni lavorativi e quelli familiari.

6 donne su 10 vorrebbero due figli mentre 2 donne su 10 ne vorrebbero almeno 3. Di contro, però, dell'oltre mezzo milione di italiane che nel 2004 hanno avuto il primogenito, ben 4 su 10 hanno escluso l'opportunità di avere il secondo a causa delle scarse possibilità economiche nel 20% dei casi, a causa dell'età avanzata nel 14% e nel 9% perché troppo vincolate ai tempi stretti ed agli impegni lavorativi.

Lavoro o maternità? Questo il dilemma che continuerà ad affliggere la donna nel terzo millennio, anche perché, se la scelta alla fine bisogna farla, la si porta avanti a "proprio rischio e pericolo".
Nel 2003, il 63% delle neo-mamme aveva un posto di lavoro e "a causa" della gravidanza il 5,6% di loro è stata licenziata o comunque il contratto non è stato rinnovato, mentre il 12% è stata costretta, per motivi di conciliazione tra vita familiare e tempi di lavoro, a rinunciare "volontariamente" al proprio impiego e ad un proprio stipendio, ovviamente.

Testo integrale della ricerca

postato da: ilpanelerose alle ore 00:05 | Permalink | commenti (6)
categoria:maternitĂ , mercato del lavoro