venerdì, 19 ottobre 2007

Fonte: repubblica.it

ROMA - Consiglio dei ministri del 12 ottobre: il governo approva e manda all'esame del Parlamento il testo che vuole cambiare le regole del gioco del mondo editoriale, per i giornali e anche per Internet. E' un disegno di legge complesso, 20 pagine, 35 articoli, che adesso comincia a seminare il panico in Rete. Chi ha un piccolo sito, perfino chi ha un blog personale vede all'orizzonte obblighi di registrazione, burocrazia, spese impreviste. Soprattutto teme sanzioni penali più forti in caso di diffamazione.

Articolo 6 del disegno di legge. C'è scritto che deve iscriversi al ROC, in uno speciale registro custodito dall'Autorità per le Comunicazioni, chiunque faccia "attività editoriale". L'Autorità non pretende soldi per l'iscrizione, ma l'operazione è faticosa e qualcuno tra i certificati necessari richiede il pagamento del bollo. Attività editoriale - continua il disegno di legge - significa inventare e distribuire un "prodotto editoriale" anche senza guadagnarci. E prodotto editoriale è tutto: è l'informazione, ma è anche qualcosa che "forma" o "intrattiene" il destinatario (articolo 2). I mezzi di diffusione di questo prodotto sono sullo stesso piano, Web incluso.

Se questo disegno di legge era stato proposto da Berlusconi, stavamo già in piazza a protestare...

Chi è contrario a questo disegno di legge del Governo può firmare la petizione che si trova a questo indirizzo: http://www.petitiononline.com/noDDL/petition.html

martedì, 03 luglio 2007

Questa mattina ho partecipato al convegno "Il format che non c'è", organizzato da Articolo21 a cui sono intervenuti autori della TV, della radio, del cinema, del teatro e del web. I temi del convegno sono stati: il futuro della RAI e la sua funzione di servizio pubblico nell'era della convergenza multimediale, il riassetto del sistema radiotelevisivo nel ddl Gentiloni, la questione del conflitto d'interessi. Ma il tema maggiormente dibattuto, sicuramente perché è il più sentito, è stato quello di rimettere, urgentemente, la cultura al primo punto dell'agenda politica, come ha scritto recentemente il regista Bernardo Bertolucci, e di rilanciare la produzione culturale, così come sollecitato dal movimento dei "Cento Autori" cui hanno aderito oltre mille tra registi, attori, tecnici del cinema, scrittori e intellettuali (ho aderito anch'io!).

L'iniziativa di oggi è importante perché apre una vertenza politica di cambiamento tesa alla definizione di un sistema di produzione culturale che privilegi i creativi ai mediatori di appalto (i venditori di format prodotti all'estero).

postato da: Aradia3000 alle ore 18:15 | Permalink | commenti (18)
categoria:cinema, cento autori, produzione culturale