Le quote rosa non sono una riserva per la tutela di soggetti svantaggiati, ma una norma antidiscriminatoria che garantisce le pari opportunità nell' accesso agli uffici pubblici e alle cariche elettive
In questi giorni, girovagando per i blog che frequento di solito, ho visto che si è tornato a parlare di quote rosa. Sicuramente, influisce il dibattito sul referendum per abolire la legge elettorale di Berlusconi, ma quello delle quote rose è un tema che ha dei tempi ciclici piuttosto regolari. Allora ho deciso di scrivere un post anch'io per esprimere la mia opinione.
Innanzitutto, voglio dire che mi ha molto colpito il favore degli uomini per le quote rosa (che bella sorpresa!) e l'interpretazione che molte donne ancora danno per questo provvedimento: una riserva per la tutela di soggetti svantaggiati (le quote-panda).
Anch'io, quand'ero giovane, interpretavo le quote in questo modo. Ma a distanza di tanti anni, mi rendo conto che quella posizione era dovuta ad idealismo giovanile. L'esperienza politica e lavorativa mi hanno insegnato che puoi essere intelligentissima, bravissima, preparatissima (e metteteci tutti gli -issima che volete), ma se non hai la possibilità di dimostrare le tue capacità o il tuo talento, puoi scordarti quel lavoro, quell'incarico....
Molte dicono di volercela fare da sole, di voler conquistare qualcosa con le proprie forze. E quale donna non vorrebbe questo? Soprattutto, se ha fatto un lungo percorso formativo con il suo bagaglio di sacrifici psicologici ed economici. Noi donne non chiediamo di meglio che la parità, anche nella valutazione delle nostre capacità.
Ma il nostro, è un Paese in cui la democrazia ha ragiunto un livello di maturità per cui tutti hanno le stesse possibilità di esprimere il proprio talento? Non mi pare. Siamo, invece, il Paese degli ordini professionali, delle rendite di posizione, delle rivolte di piazza se un ministro si permette di fare un decreto che liberalizza il mercato per renderlo più efficiente. In una situazione simile, che riflette un tipo di impostazione culturale di una Nazione, noi donne non possiamo sentirci soddisfatte per una parità formalmente garantita, ma sostanzialmente disattesa.
L'art. 51 della Costituzione afferma: "Tutti i cittadini dell'uno o dell'altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge. A tale fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini". Nonostante questa norma, la presenza femminile in Parlamento colloca l'Italia al 59° posto nella classifica mondiale stilata dall'Unione Inter-Parlamentare. Ci precedono Rwanda (1° posto), Cuba, Burundi, Honduras e Cina.
Allora, perché non approfittare del fondamento giuridico previsto dalla Costituzione, che riconosce la disparità di genere, per porre in essere uno strumento che favorisca la presenza femminile negli uffici pubblici e nelle cariche elettive? Io credo che le quote rosa possano essere un primo intervento correttivo di cui usufruire. E sbagliano le donne ad interpretarle come una forma di tutela per minoranze svantaggiate perché, invece, si tratta di una vera e propria norma antidiscriminatoria. Se ormai è acquisito il concetto per cui la società ha bisogno dei talenti e dei saperi femminili, allora l'ordinamento giuridico deve farsi carico di garantire le pari opportunità. Chi come me ha partecipato alla formazione delle liste elettoriali (sia pure a livello locale), ha potuto constatare con i propri occhi il patriarcato dei partiti politici. E allora ben vengano quote imposte per legge.
Un volta entrate nelle liste elettorali, le donne potranno dimostrare tutta la loro capacità e bravura per esser elette, come gli uomini.
Finché la parità formale e materiale non coincideranno, le quote rosa, intese come norma antidiscriminatoria, sono l'unica strada praticabile.
Altrimenti, visto il clima che si crea a poche ore dalla presentazione delle liste elettorali, in cui anche San Francesco diventa un agguerrito maschilista, a noi donne non ci resta che il più antico "fai da te": il metodo Gregoracci applicato al segretario di partito o al coordinatore di turno! E visto ciò che c'è in giro,.... donne, dotatevi di dosi massicce di maalox. Ci vuole uno stomaco....










